Quasi tutte le persone (te incluso, appena avrai finito di leggere questo post, se non prima) che sentono uno studente di matematica fare paragoni tra il suo corso di laurea e praticamente qualunque altro (migliori obbiettivi: lettere, filosofia, ingegneria, biologia), finiscono per pensare inevitabilmente che i matematici sono una massa di spocchiosi e saccenti nerd a cui piace un sacco tirarsela.
Questo è dovuto essenzialmente a n (n∈ℕ, sono troppo pigro per contarle) ragioni:
-Non sanno usare i quantificatori (“dei fan degli Slayer hanno ammazzato della gente in un rito satanico!” “te l’avevo detto che i metallari sono satanisti!”);
-Non hanno mai dato un esame a matematica (ovviamente mi riferisco a esami del corso di laurea in matematica, i vari corsi per medicina, biologia ecc. non fanno testo);
-Non sanno che preparare un esame a matematica assomiglia più a una scazzottata che a una lettura in pantofole davanti al caminetto;
Ma per venire incontro ai letterati che non hanno capito bene la storia dei quantificatori (e non sanno cos’è un quantificatore) userò uno di quei begl’esempi (l’arcaismo è sempre per venire incontro a te hipster checca/puttanella snob) che in realtà non vogliono dire un cazzo ma suonano bene e ti illudono di aver capito il concetto che tanto piacciono a voi futuri disoccupati: se un matematico assiste alla discussione di una tesi in lettere, perlomeno capisce di cosa si sta parlando.
Se la frase precedente vi sembra troppo arrogante/autocelebrativa/autocompiacente/ACI/ANAS/AISCAT/Autostrade per l’Italia/e con la partecipazione dell’AGIP, sostituite “un matematico” con “l’uomo della strada”, o “un borghese di media estrazione sociale non affetto da deficit cognitivi”.
Se a questo punto non mi avete mandato affanculo pensando che i matematici non scopano e/o giurando di non darla mai a un matematico (nel caso possediate una vulva), potete pure continuare a leggere.
Madre natura è una puttana, l’umanità è composta per la stragrande maggioranza di teste di cazzo. In ZFC invece, nonostante la C, le cose sembrerebbero funzionare. Motivo per cui un matematico preferisce prendere il porno per le sue pippe mentali da quest’ultimo luogo. La matematica è masturbazione cerebrale, e se hai culo trovi pure qualcuno che ti compra lo sperma. La differenza sostanziale con un filosofo o un letterato (a parte la probabilità di finire disoccupato) è che mentre un letterato può prendersi il lusso di eiaculare i suoi pensieri in un kleenex rilegato e venderlo senza troppi problemi, un matematico deve filmare da diverse angolazioni tutto il processo masturbatorio in maniera che chiunque, a patto di studiarsi abbastanza bene il filmato, sia in grado di eiaculare esattamente nella stessa maniera.
Se a questo punto non vi è chiaro perché a certi asociali che in birreria chiacchierano di omeomorfismi scappa un sorrisetto quando vedono gente studiare su libri non scritti in TeX, magari a colori e coi disegnini, mi dispiace per voi ma tutto quello che posso fare è lasciarvi credere che i matematici sono una massa di spocchiosi e saccenti nerd, invitarvi a imparare a usare sti cazzo di quantificatori, e andarmi a fare una sega molto poco mentale.
> Se a questo punto non vi è chiaro perché a certi asociali che in birreria chiacchierano di omeomorfismi scappa un sorrisetto quando vedono gente studiare su libri non scritti in TeX, magari a colori e coi disegnini…
Quelli studieranno al massimo in due corsi di laurea specifici: Ingegneria Gestionale e Scienze della Formazione Primaria.
Comunque, le migliori risate di questa settimana co sto post
Commento di HerrStein — 19/07/2011 @ 5:34 am
Postare di martedì aumenta sensibilmente la probabilità che ciò accada.
Commento di smt1033 — 19/07/2011 @ 12:40 pm
Condivido in parte (per quanto possa valere..). La cosa che ha poco senso è il sottolineare il non poter essere compresi da chi non conosce il linguaggio specifico delle matematica.. grazie al cazzo.. di contro probabilmente ci sono tanti linguaggi specifici che un matematico non conosce.. anche linguaggi umanistici, come quello filosofico, questo cosa comporterebbe?
Per quanto riguarda i quantificatori non è necessario essere matematici per capirne l’utilizzo, basta usare un po’ di logica di base..
Commento di Francesco — 19/07/2011 @ 6:51 am
Ma infatti, certi paragoni non vogliono dire un cazzo se li esamini per bene, è chiaro
Commento di smt1033 — 19/07/2011 @ 12:41 pm
mmm.. mi sa che la prossima volta prima di lasciare un commento mi sveglio, bevo il mio caffè e leggo tutti i righi.. mi sa che non avevo compreso a fondo il senso prima di rispondere XD
Commento di Francesco — 19/07/2011 @ 1:04 pm
Ad esempio sapevate che in linguaggio giuridico ovvero è una disgiuntiva e significa “oppure”? Certo, magari senti un esame e credi di aver capito.
Commento di Daniele Colangelo — 21/07/2011 @ 9:21 am
Sì, ma il legalese è progettato a tavolino per farti capire cazzi per mazzi.
Commento di smt1033 — 21/07/2011 @ 9:53 pm
non lo escluderei, comunque credo sia un arcaismo.
Commento di Daniele Colangelo — 23/07/2011 @ 8:08 am
matematica := Disgustosa Ostentazione di Plutocratica Sicumera. e ho detto tutto.
Commento di Simone Estiqaatsi Lavacca — 19/07/2011 @ 4:48 pm
Sei un fisico, non fai testo.
Poi se non ve le risolviamo noi le equazioni differenziali vi attaccate al pendolo.
Commento di smt1033 — 20/07/2011 @ 1:44 am
grazie, ma fin’ora non ho avuto bisogno del vostro salvifico intervento.
Commento di Simone Estiqaatsi Lavacca — 22/07/2011 @ 11:36 am
Bello il post!
Da matematico però ti devo dire che non sono d’accordo. Penso che:
* Gli umanisti riutilizzano e raffinano il linguaggio naturale per costruire i loro ragionamenti e questo è molto più accessibile di quello matematico, che d’altra parte è progettato a tavolino per evitare alcuni fastidiosi effetti collaterali (ambiguità, contraddizioni, ecc.). Non c’è la barriera simbolica, che per intenderci è propria anche della musica scritta detta “colta”. Ma non devi confondere “accessibilità” con “banalità”, entrambi i linguaggi permettono di esprimere concetti molto complessi.
* Qualunque scuola media superiore tu abbia frequentato in Italia, è molto probabile che la tua preparazione umanistica di base sia migliore di quella scientifica. Questo è dovuto a molte ragioni e la principale è che era così anche per la generazione precedente. Non è facile cambiare una cultura, specie quando chi governa e compie le scelte strategiche in materia di istruzione obbligatoria difende ideologicamente la tradizione e ignora senza pudore e col massimo della giustificazione la cultura scientifica. Questo ad esempio fa in modo che sia più facile trovare qualcuno che conosce a spanne la letteratura dell’Ottocento piuttosto che la fisica dell’Ottocento, o che tu possa almeno avere una vaga idea di cosa studia uno studente di materie umanistiche ma non viceversa.
* Uno studente di materie umanistiche che non capisce può confidare nel verbalismo e sperare che il professore sia un incompetente o uno sfaticato. Uno studente di matematica che non capisce non sa fare gli esercizi, non sa dimostrare i teoremi e non passa gli esami. Nell’ottica di ottenere un diploma di laurea, allora concordo con te che laurearsi in lettere è più facile che laurearsi in matematica perché nella seconda è più semplice verificare l’esito del processo di apprendimento. Nell’ottica dell’apprendimento invece, non mi sembra affatto più facile capire un libro piuttosto che un teorema, anzi! Se poi credi che la conoscenza umanistica si riduca a nozioni e parole, saresti la naturale conseguenza di un sistema educativo di base orientato a nozioni e parole (una conseguenza ribelle almeno!), ma chiunque abbia letto e apprezzato da essere umano un libro di un certo rilievo ti può dire il contrario.
* Non ho particolari dati o argomenti a favore di questo, ma l’esperienza finora accumulata mi convice del fatto che chi si iscrive ad una facoltà scientifica (e nella definizione di scientifica escludo tutte le ingegnerie) e in particolare a matematica è mediamente più consapevole e motivato riguardo a quello che fa, mentre chi si iscrive ad altre facoltà è più guidato da considerazioni di tipo occupazionale e/o dalle scelte e dai consigli di genitori o professori. Nessuna persona sana di mente consiglierebbe a un ragazzo non spiccatamente orientato alla scienza di intraprendere un percorso di questo tipo, date le scarse possibilità che quelli come noi hanno oggi in questo Paese. Questo significa che in media lo studente non matematico con cui parli è meno determinato, consapevole o brillante di quello che incontri a matematica. Ma questo ovviamente non implica che un matematico sia intrinsecamente migliore di altri, come dicono i nostri cari quantificatori.
* Venendo ai quantificatori, è evidente che le capacità logico-linguistiche medie dei ragazzi italiani sono basse, e mi riferisco anche ai matematici. Ho visto troppi miei colleghi incasinarsi coi quantificatori e essere generalmente incapaci di esprimere decentemente un ragionamento matematico a parole, a cominciare da me stesso. Questo è un problema di tutti e si può risolvere solo nell’educazione di base, quelli che tu vedi tra gli studenti universitari sono solo gli esiti finali di un processo disastroso avvenuto molto prima e non per colpa loro, anzi contro di loro dal momento che abbiamo diritto ad un’istruzione pubblica di qualità.
Commento di Marco — 20/07/2011 @ 10:09 pm
Premetto che la storia dei quantificatori serve a prendere per il culo i filosofi che hanno logica a filosofia come esame scoglio.
Concordo con buona parte di quello che dici, ma il punto è che il mio non è un attacco alla letteratura, semmai a quella che è la sua didattica, ridotta a mero nozionismo (perlomeno nella scuola dell’obbligo, ora non so se cambi qualcosa all’università). Il fatto che uno studente di lettere all’esame possa “confidare nel verbalismo”, come dici tu (“fare supercazzole”, come dico io), è secondo me una cosa intrinseca nella materia, anzi uno studente bravo a fare supercazzole è secondo me un letterato di gran lunga migliore di uno che ricorda a memoria le biografie degli autori. Non è che ad APVII ti chiedono la vita di Lebesgue. Il nocciolo della questione è che una cosa o l’hai dimostrata oppure no (anche se nella dimostrazione ci hai messo del tuo), mentre su un argomento letterario se sei bravo a fare supercazzole puoi fare collegamenti a caso e spostarti nelle aree in cui sei più a tuo agio.
Tutta la storia sull’istruzione italiana ok, ribadisco che quella metafora ad analizzarla bene non vuol dire proprio un cazzo, ma avevo messo un chiaro disclaimer a proposito eh.
Commento di smt1033 — 21/07/2011 @ 12:12 am
OT (ma tanto con smt non esiste il concetto di OT): Quella frase mi è sembrata autocelebrativa, autocompiacente ed autoaggiunta.
Commento di kquadro — 14/08/2011 @ 2:01 pm